Pathfinder Campaign – Carrion Crown – capitolo secondo

Aggiornamenti e discussioni sui tornei e sulle campagne in corso

Pathfinder Campaign – Carrion Crown – capitolo secondo

Messaggioda JaimeSommers » lun gen 28, 2013 1:04 pm

Dal diario di Beatrix Schwartz

“Lepidstadt, Ustalav

Lepidstadt! Bella, vivace, piena di gente e di cultura. Sono a casa! Ho un senso di gioia nel cuore, nonostante abbia deciso di tenermi lontana dalla casa e dal negozio dei miei genitori, e di mantenere un basso profilo per non farmi riconoscere da nessuno. Non voglio che sappiano che sono tornata, non voglio vederli né parlare con loro del terribile segreto che ci ha separati. Niente di tutto questo riesce comunque a contenere il mio entusiasmo al vedere le vie affollate del centro, le alte mura dell’Università con i suoi studenti dalle vesti svolazzanti e dalle braccia cariche di libri.

Il viaggio da Ravengro è stato abbastanza tranquillo e privo di eventi di particolare rilievo, a parte l’incontro con la carovana di saltimbanchi Varisiani che in altri tempi avrei definito strani e deformi. L’esperienza personale mi ha insegnato a valutare in ben altro modo la diversità. Eppure, quando abbiamo appreso la notizia della cattura della Bestia di Lepidstadt, avvenuta proprio nei locali dell’Università, sono riuscita a stento a trattenere la curiosità ed un certo senso di compiuta giustizia. Sin dalla mia prima infanzia, infatti, ho sentito accusare la Bestia di ogni orrore ed ogni crimine inspiegabile sotto il cielo di Lepidstadt, ed il pensiero che questa grave minaccia sia stata finalmente consegnata alla giustizia e messa in condizione di non nuocere mai più a nessuno mi ha scaldato il cuore, come a qualunque figlio della mia bella città.

Oh, Dea: avrei dovuto immaginare che dietro ogni apparente verità si nascondono misteri da svelare e menzogne da sbugiardare. Ma procediamo con ordine.

Abbiamo appreso della cattura della Bestia quando ci siamo recati all’Università a riconsegnare i libri del Professor Lorrimor. Con l’occasione abbiamo dato un’occhiata al luogo della cattura, ed alcuni particolari sospetti hanno attratto la nostra attenzione. La totale devastazione dei locali testimonia la forza straordinaria della Bestia, eppure un manipolo di guardie è stata in grado di sopraffarla… Manca un oggetto prezioso dalla collezione dell’Università, che però non è stato ritrovato addosso alla Bestia. Sospettiamo subito l’esistenza di un complice… Mere speculazioni senza conseguenze, o almeno così pensavamo finché non ci siamo trovati al cospetto della Giudice Daramid, persona di grande riguardo, rispettata ed onorata in città, che sarà anche uno dei tre giudici chiamati a decidere sulla sorte della Bestia nel corso del processo previsto di lì a poco. Sembra una mera formalità: la colpevolezza della Bestia è scritta, prima ancora che nei documenti del Tribunale, nella fibra stessa di ogni figlio di Lepidstadt. Eppure la Giudice Daramid, donna di coraggio e di forti principi, insiste nel tentativo di assicurare alla Bestia un processo equo, e questo nonostante nella piazza sia già stato approntato il patibolo, la grande cassa a forma d’uomo in cui i condannati a morte vengono rinchiusi e a cui poi viene appiccato il fuoco.

La richiesta della Giudice Daramid è quanto mai sorprendente: dato che nessuno a Lepidstadt accetterebbe di adoperarsi in tal senso, ci prega di assistere l’avvocato difensore della Bestia nel raccogliere tutte le prove necessarie a garantire all’accusato un processo giusto ed una difesa di sostanza e non solo di forma. Dovremo ovviamente tenere nascosto ogni rapporto diretto con la Giudice: in caso contrario la sua posizione potrebbe farsi davvero molto difficile, ed il minimo che potremmo aspettarci sarebbe la sua esclusione dal collegio giudicante.
Accettato l’incarico, i miei compagni si recano presso l’ufficio per procedere alla registrazione come assistenti alla difesa, mentre io (che non voglio far comparire il mio nome in nessun documento ufficiale) vado alla ricerca di qualche valido artigiano che possa incantare la mia corazza e lo scudo.

Quando ci ritroviamo alla locanda, il loro racconto mi provoca un senso di nausea e di vertigine, come se ancora una volta il mio mondo si capovolgesse! La Bestia è un golem di carne, creato da qualcuno con pezzi di altre creature, è intelligente (cosa molto strana per questo tipo di creature), ma soprattutto la descrizione che me ne fanno i miei compagni è del tutto stupefacente. Dalle loro voci traspare l’intensa pietà per questo essere enorme e dalla forza smisurata, che a voce bassa racconta di essere stato ripetutamente picchiato dalle guardie, di non sapere come sia arrivato dalle paludi (dove aveva trovato rifugio) all’Università, di non aver mai fatto del male a nessuno… Ancora più toccante è il racconto di come la Bestia (ma posso ancora in coscienza chiamarlo così?) si sia prima infuriata e poi commossa al ricordo di una bambina di nome Elsa, che sembra fosse sua amica, ed ora non c’è più. Egli è fisicamente incapace di piangere, ed i suoi lineamenti deformi ne storpiano l’espressione di dolore in un ghigno inumano, che gli abitanti di Lepidstadt hanno scambiato per un orrido riso di scherno.

Questa missione non è più dunque solo un compito da svolgere per la Giudice Daramid, no: sta assumendo via via i contorni della difesa di un innocente, accusato (e di fatto condannato prima ancora che sia emesso un regolare verdetto) solo perché diverso. E chi meglio di me può comprendere i pericoli della diversità? Forse che i miei concittadini, figli come me di questa città prospera ed illuminata, mi tratterebbero diversamente se solo si soffermassero a guardare meglio i miei occhi strani? Se qualcuno toccasse la mia pelle, molto più rigida e spessa di quella di un comune essere umano? Se qualcuno improvvisamente iniziasse a chiedersi come mai porto sempre i guanti? Come mai le mie dita sembrano così innaturalmente lunghe? “
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Pathfinder Campaign – Carrion Crown – capitolo secondo

Messaggioda JaimeSommers » lun gen 28, 2013 4:20 pm

Dal diario di Beatrix Schwartz

“Lepidstadt, Ustalav

Tre sono i capi di imputazione che gravano sull’accusato: una strage perpetrata circa un anno fa nel vicino villaggio di Morast, in cui dieci pescatori hanno perso la vita; l’assassinio di sei bambini nella comunità di Hergstag; un incendio in un rifugio sull’isola di Karb. Tre accuse, una per ognuno dei tre giorni previsti per il processo. L’avvocato d'ufficio - un tipo meticoloso che potrebbe essere un ottimo difensore se non soffrisse di una violenta balbuzie da ansia che mina alle fondamenta ogni suo intervento davanti alle Corti di Giustizia - ci ha chiesto di raccogliere prove e testimonianze per la prima accusa che sarebbe stata discussa il giorno seguente.

Ci rechiamo dunque al villaggio di Morast, dove raccogliamo la testimonianza del capovillaggio e di alcuni abitanti, gli stessi che verranno a deporre davanti ai giudici il giorno seguente. Subito troviamo alcune palesi contraddizioni nei loro racconti: dopo il massacro, essi avrebbero messo in fuga la Bestia spingendola dritto nelle fauci di un enorme caimano, che l’avrebbe azzannata ad una spalla causandole una ferita gravissima da cui si sono levati abbondanti spruzzi di sangue. Il fatto che il nostro assistito sia molto più alto di quanto descritto dai testimoni, non mostri segno alcuno di una ferita così grave, ed inoltre che per la sua peculiare natura non sia capace in alcun modo di sanguinare, ci conforta nella convinzione che gli abitanti del villaggio abbiano avuto a che fare con qualcosa (o qualcuno) completamente diverso.

Decidiamo quindi di dare un’occhiata più da vicino al luogo dove si sono svolti i fatti, accompagnati dai (profumatamente pagati) barcaioli del villaggio, e scopriamo sei tombe vuote, il nido di una manticora (bestiaccia molto pericolosa, di cui ci siamo liberati non senza qualche difficoltà), il cadavere di un nano probabilmente vittima della stessa manticora ma, ancora più interessanti per la nostra causa, un sacco nascosto nell’acqua accanto ad una piccola imbarcazione, contenente al suo interno dei fini strumenti chirurgici con un marchio ben visibile. Una pozione alchemica per vedere al buio ed una strana maschera ricavata dalla pelle di un volto umano completano il nostro bottino di prove per l’indomani.

Non impieghiamo molto a capire come i nostri ritrovamenti possono giovare alla causa per la liberazione del nostro assistito: l’imbarcazione è troppo piccola per lui; della pozione di darkvision non saprebbe che farsene, visto che è perfettamente capace di vedere nel buio; ed infine, nessuno sano di mente potrebbe pensare che il golem di carne, con le sue mani enormi, sarebbe in grado di utilizzare in alcun modo gli strumenti chirurgici che richiedono evidentemente una destrezza ed una delicatezza completamente al di fuori della sua portata. Ed infine, quale uso mai avrebbe fatto il nostro amico della maschera di pelle? No, c’è senza dubbio qualcun altro di mezzo, qualcuno avvezzo ad usare strumenti chirurgici e versato nell’arte dell’alchimia. Forse potremo rintracciare il proprietario degli strumenti seguendo la traccia del marchio di fabbrica.

Il giorno seguente vede l’inizio del processo pubblico alla Bestia di Lepidstadt e l’esame del primo capo d’accusa. Mentre Belzoni, Edgar e Nicholas prendono posto in aula accanto all’avvocato, io mi procuro un buon punto di osservazione tra il popolino accalcato nelle file più in alto, per mimetizzarmi tra la gente e per saggiarne gli umori. La sala è talmente gremita che sembra sforzarsi di contenere l’intera Lepidstadt, e capisco subito che l’opinione diffusa è unanime: la Bestia deve morire. Per un lungo momento di sconforto, ho la sensazione che i nostri sforzi saranno vani, e che la legge della folla inferocita avrà il sopravvento su qualunque tentativo di far valere la giustizia e la verità. L’intervento di apertura del procuratore è devastante: è bravo, non c’è dubbio, ed è ferocemente deciso a far condannare l’imputato. Il nostro avvocato difensore ci prova, poveretto, ma a causa di quella maledetta balbuzie due parole su tre risultano quasi incomprensibili, con mio grave disappunto.

La speranza rinasce in me quando sento Belzoni ed Edgar che illustrano le prove che abbiamo raccolto. Fantastici, non posso dire di meno. Con voci squillanti e ben impostate, irradiando sicurezza e buon senso, smontano una ad una le tesi dell’accusa con calma e meticolosa efficienza. Bravi, bravissimi! La stessa reazione irata della folla mi dice che siamo riusciti a seminare qualche dubbio, ed è tutto ciò di cui abbiamo bisogno: un ragionevole dubbio che metta radici nelle menti dei giudici.

Il mio sguardo volge ripetutamente sulla Bestia, nel corso della mattinata di udienza. Enorme, minaccioso per la sua incredibile possanza fisica, impressionante con le sue parti tenute insieme da grosse cuciture, eppure quasi dimesso nell'atteggiamento, a capo chino, con a tratti un ghigno sul viso (quando in aula si accenna alla morte dei sei bambini) che ora so essere l’espressione di un dolore intenso, muto e senza lacrime. Coraggio, amico mio. Tu non mi conosci, ma io conosco il tuo dolore, la pena della tua diversità, e la Dea mi è testimone, farò di tutto per salvarti la vita."
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Messaggioda JaimeSommers » sab feb 02, 2013 3:23 pm

Dal diario di Beatrix Schwartz

"Lepidstadt/Hergstag, Ustalav

Terminata l'udienza, dopo un rapido pasto ci mettiamo in movimento verso Hergstag, per investigare sulla morte dei sei bambini, l'imputazione che sarà discussa domani in aula.

Questa accusa ha un che di tristemente ironico: tra i bambini uccisi c'è infatti anche Ellsa, la piccola amica del nostro assistito. Mi viene una stretta allo stomaco quando immagino la terribile scena in cui, dopo aver tentato inutilmente di difenderla, il nostro amico, devastato dal dolore, ne riporta il corpicino senza vita a Hergstag, solo per venire accusato di averne causato la morte, inseguito e scacciato dalla folla inferocita. Quale angoscia alberga nel cuore di questo essere enorme ed all'apparenza minaccioso, eppure capace di tenerezza ed affetto nei confronti di un bambino, quale terribile senso di colpa per non essere riuscito ad impedirne la morte, quale dolore e confusione per la rabbia e l'odio di cui è fatto oggetto dalla gente che non lo capisce e che ne ha paura?

Prima di giungere ad Hergstag ci fermiamo a parlare con le tre testimoni che abitavano nella comunità, e che saranno ascoltate domani in udienza. Ci vuole del bello e del buono, ma alla fine Edgar riesce a strappare ad una di loro una verità sconcertante: l'ultima bambina uccisa, Karin, è morta DOPO che la gente di Hergstag, armata di torce, aveva cacciato via la "Bestia" e dato fuoco al suo rifugio sul lago! Trovo incredibile che un fatto così decisivo non sia emerso prima, ma tant'è, l'odio e la paura sono veli neri spessi e soffocanti, e la più semplice delle verità ne può rimanere sepolta.

Senza indugiare oltre, ci rimettiamo in marcia verso Hergstag. Sappiamo che il villaggio è infestato da almeno uno spettro, e la notte si avvicina: non è il momento migliore, certo, ma abbiamo pochissimo tempo e nessuna alternativa. Abbandonati carrozza e conducente poco fuori dall'abitato, ne iniziamo l'esplorazione.

Dea, è stata un'esperienza snervante. Trappole da orsi praticamente davanti ad ogni casa: il bravo Belzoni ne ha disattivate diverse, ma una di queste è scattata e lo ha ferito abbastanza seriamente. Ma la parte più triste ed insieme pericolosa sono stati proprio i bambini. Ci sono venuti incontro, uno alla volta: Allen, Ellsa, Rachel, Karin: trasformati in emanazioni maligne dalla forza malvagia che ne ha stroncato le piccole vite innocenti. Vani sono stati i tentativi di ragionare: abbiamo dovuto distruggerli, e non senza fatica e senza danno. Un loro tocco era sufficiente a prosciugare le nostre forze, la nostra stessa fibra. Abbiamo insistito, coraggiosamente, respingendo in un angolo della nostra mente l'orrore al pensiero dei fanciulli innocenti divenuti spiriti maligni. Abbiamo trovato i loro corpicini, due (Ellsa e Karin) nel piccolo cimitero, gli altri, rinsecchiti, mummificati, nella piccola caverna sulla collinetta del paese, che doveva essere il loro posto segreto per giocare. E lì, abbiamo finalmente affrontato faccia a faccia la mostruosità che ha compiuto l'orribile misfatto: una entità fatta di oscurità e di occhi, capace di prosciugare con un solo tocco gran parte della vitalità delle sue vittime. Uno scontro lungo, sfiancante, dall'esito incerto fino all'ultimo colpo. Alla fine, avevamo a malapena la forza di reggerci in piedi, ed avevamo esaurito gran parte delle nostre risorse, fisiche e mentali. Ci siamo guardati in faccia e in silenzio abbiamo sperato tutti che la distruzione del wraith concedesse pace anche alle anime degli ultimi due bambini i cui spiriti non avevamo incontrato.

Ma c'era ancora un compito da assolvere, un compito triste, ma necessario. Siamo tornati al piccolo cimitero ed abbiamo scavato nelle tombe di Ellsa e Karin, recuperandone i poveri resti. Li porteremo a Lepidstadt e chiederemo alla sacerdotessa nominata dal Tribunale, che assiste a tutte le udienze per vegliare sull'uso improprio della magia, di invocare il favore della sua divinità per conoscere finalmente la verità dalle voci d'oltretomba delle due bambine.

Quella verità che noi già conosciamo: la "Bestia" era in realtà amico di Ellsa, mai e poi mai le avrebbe fatto del male; in nessun modo avrebbe potuto prosciugare la forza vitale dei bambini per ridurli nello stato mummificato che i poveri corpicini esibiscono; non avrebbe potuto uccidere Karin, vuoi perché era già stato scacciato dal villaggio, vuoi perché la stanza dell'ultima, piccola vittima era troppo in alto perché lui potesse raggiungerla, la finestra era ben chiusa dall'interno e non vi era traccia alcuna ad indicare che qualcuno avesse scalato la parete esterna.

Ma per inculcare la verità nelle menti ottenebrate dalla paura e dal pregiudizio, dovremo ricorrere ad una prova ardita e pericolosa. Dovremo chiamare a testimoniare, davanti ai giudici ed a tutta Lepidstadt, le anime di due fanciulle innocenti. Mentre torniamo in città, stanchi ed in preda ad un'oscura tristezza, sfoglio distrattamente il libro di poesie Taldane, dai bordi bruciacchiati dal fuoco, che abbiamo trovato nella capanna devastata che era il rifugio della "Bestia", e non posso fare a meno di chiedermi quanto ancora dovrà soffrire il nostro amico, e quale reazione potrà mai avere quando udrà la voce spettrale della sua piccola Ellsa, perduta per sempre. E per un momento, uno solo, vorrei quasi che domani non arrivasse mai."
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Pathfinder Campaign – Carrion Crown – capitolo secondo

Messaggioda JaimeSommers » mar mar 26, 2013 1:23 am

Dal diario di Beatrix Schwartz

"Lepidstadt, Ustalav

Anche questa mattina incredibile e sofferta è passata. L'udienza è stata lunga e tempestosa, intrisa di momenti straordinariamente intensi. I miei compagni, Edgar e Belzoni, hanno presentato con la maestria che ho imparato a conoscere le prove schiaccianti che abbiamo trovato ad Hergstag a discolpa del nostro assistito. Ma il momento più terribile ed insieme toccante è stato quando la sacerdotessa ha chiamato i fanciulli morti a raccontare la verità sulla loro fine raccapricciante. E che dire della testimonianza della piccola Ellsa? Ella ha narrato della sua amicizia con la Bestia, dimostrando così senza ombra di dubbio che l’accusato non è la creatura feroce ed assassina che tutti credono, ma un essere dotato di sentimenti e capace di profonda tenerezza. Dal mio riparo tra la folla osservavo la sua espressione durante la testimonianza della sua piccola amica: nonostante fosse stato avvertito per tempo, ne è rimasto profondamente turbato e mi meraviglia che sia riuscito a contenere la sua natura tempestosa. Mi si stringe il cuore al pensiero che egli abbia potuto imparare a memoria un intero libro di poesie Taldane nella speranza di essere accettato dalla gente… per poi venire ricambiato solo con terrore ed odio.

Un odio che non sembra placarsi neanche dinanzi all’evidenza, tutt’altro. Più di una volta la folla inferocita ha sovrastato le voci dei testimoni e dei difensori, e solo l’intervento deciso del Supremo Giudice di Corte ha consentito di proseguire l’udienza. Ma la minaccia è chiara: nella folla si fa sempre più evidente l’intento di farsi “giustizia” da sé, prima ancora che si pronunci il giudizio della Corte. E’ una evenienza sempre più probabile con cui dovremo fare i conti.

Subito dopo pranzo ci siamo gettati a capofitto nelle indagini sul terzo capo d’accusa, l’incendio nella struttura di accoglienza sull’isola di Karb dove ha perso la vita il professor Brada ed è rimasto accecato il suo assistente Karl. L’interrogatorio di quest’ultimo non ha dato i frutti sperati: egli ha visto una creatura, dalla descrizione abbastanza corrispondente alla Bestia di Lepidstadt, fuggire dall’ospedale sull’isola di Karb subito dopo lo scoppio dell’incendio, e lo ha visto scappare proprio dalla finestra dell’ufficio del professor Brada. Difficile contrastare la sua testimonianza in quanto non mostra evidenti contraddizioni.
Purtroppo anche il sopralluogo sull’isola non ci ha consentito di trovare prove significative. Un rifugio segreto contenente strumenti di tortura (ed infestato dai ghast); una scatola contenente dei fogli bruciacchiati; due file di tombe vuote. Il nostro sospetto è che il professore conducesse degli esperimenti sugli “ospiti” della struttura, poveretti deformi o mentalmente instabili, e che non disdegnasse l’uso di cadaveri per i suoi “studi”; ma senza prove più convincenti, all’udienza di domani saremo veramente in difficoltà.

Un barlume di speranza però esiste ancora. I fogli bruciacchiati che abbiamo trovato, per quanto malridotti, lasciano intendere una qualche corrispondenza tra il professor Brada e la “Vorstag and Grine's Chymic Works” di Lepidstadt, che un paio di giorni fa, dopo aver raccolto informazioni in giro tra i fornitori della città, avevamo appurato essere anche il destinatario finale degli strumenti chirurgici trovati nei dintorni del villaggio di Morast! C’è senz’altro un legame. Dunque, un sopralluogo in questo posto potrebbe rivelare prove decisive, non solo sull’ultima accusa ma su tutta questa intricata faccenda. Il problema è che ad una prima occhiata il posto, lugubre e totalmente recintato, si è rivelato anche ben protetto da una strana bestia che ricorda un cane di grossa taglia ma, sorpresa sorpresa, è in realtà un GOLEM.

Decidiamo comunque di infiltrarci nella struttura della Vorstag and Grine's Chymic Works una volta calata la notte. Tuttavia c’è un problema più pressante di cui occuparci: dobbiamo assicurarci che il nostro amico sia al sicuro nella prigione, e che la folla assetata di vendetta non tenti di ucciderlo prima dell’udienza di domani. Io mi reco in segreto presso l’abitazione della giudice Daramid, che ci aveva inizialmente incaricato di assistere l’avvocato della difesa durante il processo della Bestia, per chiederle supporto, rinforzi alla prigione, qualunque cosa possa aiutarci a fare arrivare vivo il nostro amico fino a domani; ma purtroppo ella ha le mani legate. Non possiamo aspettarci alcun aiuto preventivo da parte delle autorità di Lepidstadt: nessuno, tra coloro che detengono una posizione di potere, vuole essere pubblicamente additato come protettore del pericolo pubblico numero uno della città. Dovremo cavarcela da soli!

Torniamo dunque alla prigione per montare la guardia almeno fino a tarda sera. E’ stata decisamente l’idea migliore che abbiamo avuto da quando è iniziata questa vicenda: poco dopo l’ora di cena, infatti, un folto gruppo di gente inferocita si è riunito intorno alla prigione, chiedendo a gran voce di giustiziare la Bestia seduta stante! Abbiamo cercato in tutti i modi di farli ragionare, ma quando hanno iniziato a passare alle vie di fatto abbiamo dovuto difenderci.

Mia Signora, ammetto che non ci ho messo molto a decidere tra il senso di colpa nel fare del male ai miei concittadini e la necessità di difendere la Bestia. Quando ho visto con i miei occhi la feroce determinazione nei loro sguardi, la folle sete di sangue e di morte, non ho avuto esitazioni di sorta. Sono fiera dei due lupi che nella tua divina saggezza hai voluto inviarmi in risposta alla mia invocazione: hanno svolto molto bene il loro compito! Non abbiamo ucciso nessuno, questo va detto a nostro merito. Abbiamo rintuzzato l’attacco e disperso la folla con il minimo spargimento di sangue possibile, e sventando peraltro anche un tentativo di incendio.

Passato il pericolo, e rattoppate le ferite, ci accingiamo a recarci presso la Vorstag and Grine's Chymic Works. I miei compagni hanno avuto l’idea di chiedere agli artisti Varisiani che avevamo incontrato, e che stanno dando una serie di spettacoli qui a Lepidstadt, se sanno qualcosa di questi Vorstag e Grine. Ho dato loro appuntamento tra mezz’ora nei pressi dell’edificio in cui ci infiltreremo. Non sono andata con loro, perché ho un’altra cosa da fare, una cosa che non posso più rimandare.

Mia Signora, tutto quello che è accaduto mi ha fatto molto riflettere. Ho messo la mia stessa vita in pericolo più e più volte per difendere uno sconosciuto, a cui mi legano solo la pietà ed il nostro essere entrambi diversi rispetto agli umani che ci circondano. Non riesco neanche ad immaginare che egli potrebbe non essermi almeno grato per questo!

Eppure ci sono qui a Lepidstadt due persone che hanno rinunciato a tutto per me, hanno cambiato casa, paese, amici, vita, pur di proteggermi, difendermi, nascondermi da chiunque potesse minacciarmi; due persone coraggiose a cui io ho voltato le spalle, a cui ho negato il mio affetto, che ho rinnegato in preda alla rabbia ed alla delusione per avermi taciuto la verità. Come posso essere stata così profondamente, stolidamente, egoisticamente ingrata?

Ecco perché non sono andata con i miei compagni. Ecco perché ho attraversato di corsa le strade ormai buie di Lepidstadt, in cerca di una certa strada, di una certa casa. Ecco perché ora sono a pochi passi da lui, che come al solito rientra tardi dal negozio, che si avvicina alla porta di casa con passo lento e stanco. Come mi sembra invecchiato, in così poco tempo!

“Papà.”

Lui si volta, si avvicina, incerto. Poi raddrizza le spalle, mi guarda dritto in volto, e mi sorride con i suoi occhi buoni e pieni d'affetto. Ed io, finalmente, sono a casa.
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Messaggioda JaimeSommers » dom apr 21, 2013 11:47 am

Dal diario di Beatrix Schwartz

"Lepidstadt, Ustalav

"Benedetto sia il nome di Sivanah, Signora dei segreti e delle illusioni, i cui Sacri Veli si sollevano solo per i saggi ed i meritevoli che sanno arrivare alla verità delle cose"

Mia Signora! Il mio cuore esulta, la verità è svelata, giustizia è fatta.

Dopo il breve ma intenso ed emozionante incontro con mio padre, mi sono recata all'appuntamento con i miei colleghi, a pochi passi dalla Vorstag & Grine Chymic Works. Il nostro piano era di tentare di introdurci di nascosto nella struttura, protetti dall'ìnvisibilità per evitare il cane-golem a guardia del cortile interno. Purtroppo la bestiaccia ha percepito la nostra presenza ed abbiamo dovuto combattere per guadagnare l'ingresso alla parte interna della struttura: e che battaglia è stata! Nicholas, abbandonando ogni prudenza e decidendo che ormai il piano originale era fallito, ha lanciato un incantesimo ed è diventato enorme, rischiando di offrire un bersaglio ancora più facile al guardiano nella speranza di infliggergli danni sufficienti a distruggerlo. Belzoni nel frattempo apriva abilmente la porta interna ed io cercavo di liberare la via per consentire a Nicholas di svincolarsi dalla lotta con il golem e penetrare nella sezione più riparata della struttura. Non è stato così facile: dietro la porta abbiamo trovato una stanza enorme, a due piani, contenente delle enormi vasche piene di un liquido dall'odore acre e pungente, collegate fra loro da una serie di passerelle su cui si sono subito profilate delle figure umanoidi dalle intenzioni evidentemente bellicose. Chiusi fra due fuochi, abbiamo dovuto lottare con le unghie e con i denti per aprirci un varco, e Nicholas ha rischiato di rimetterci la pelle, evento infausto evitato solo grazie all'energia salvifica che ho invocato in extremis.

In qualche modo siamo riusciti a neutralizzare sia il cane golem che gli umanoidi a guardia delle vasche, ed abbiamo proseguito l'esplorazione scoprendo un gruppo di mongrelmen tenuti in schiavitù e costretti a lavorare per Vorstag & Grine, che appena hanno saputo della morte del cane e dei loro guardiani hanno ben pensato di darsela a gambe il più velocemente possibile, non senza averci fornito alcune informazioni utili. Grine si trovava in quel momento all'interno della struttura, mentre Vorstag era fuori da qualche parte, come suo solito durante la notte. Avevamo pochi dubbi che Grine non avesse sentito i rumori del combattimento... ed infatti dopo poco venivamo assaliti da questo essere strano, piccolo, veloce, agile e capace di arrampicarsi sui muri come fosse un ragno! Ammantato d'ombra, si faceva beffe dei miei colleghi attaccandoci con armi a distanza e con potenti emanazioni di energia negativa. I miei occhi abituati a penetrare l'oscurità riuscivano però a vederlo, ed ho cercato di indicare momento per momento la sua esatta posizione a Nicholas, mentre Belzoni aveva preso la passerella e si trovava in una delle stanze al piano sopraelevato.

Sono stati momenti frenetici, convulsi, e ad un certo punto persino Edgar, attaccato furiosamente da Grine e da questi gravemente ferito, ha deciso di battere precipitosamente in ritirata. Alla fine Nicholas ed io siamo riusciti in qualche modo a mettere Grine in un angolo, solo per vedercelo sgusciare tra le dita quando si è infilato in un passaggio che a giudicare dall'odore nauseabondo portava verso le fogne. L'avremmo anche seguito, incuranti delle esalazioni mefitiche, ma una pesante grata si è immediatamente richiusa alle sue spalle, tagliandoci fuori. Scornati, abbiamo ripiegato decidendo di esplorare palmo a palmo il luogo nel tentativo di trovare le prove necessarie all'udienza del giorno dopo.

Le abbiamo trovate, mia Dea. Prove terribili, tra cui una stanza con una grande vasca piena di cadaveri, e due zombi intelligenti ai quali abbiamo promesso la libertà, e le pozioni necessarie a conservare la loro intelligenza, in cambio di informazioni. Ma ancora più decisive, schiaccianti, sono le prove che abbiamo trovato nelle stanze private di Vorstag & Grine.
Un libro contabile con tutte le diaboliche "transazioni" dei due criminali, che dietro la facciata rispettabile di alchimisti in realtà commerciavano in cadaveri; non ci ha sorpreso molto trovare, tra i principali clienti, il nome del professor Brada, lo scienziato perito nell'incendio della struttura di accoglienza di Karb. Un altro nome che ricorreva frequentemente nel libro era quello di un tale AUREN VROOD, ma nessuno di noi ha la più pallida idea di chi sia.

E poi abbiamo trovato un armadio molto, molto particolare. Quando l'abbiamo aperto, mia Signora, mi è venuta la nausea: era pieno zeppo di strane pelli, alcune umane, altre mostruose, che mi hanno ricordato la maschera di pelle che avevamo trovato nei pressi del villaggio di Morast. Queste pelli erano evidentemente fatte per essere "indossate" in modo da impersonare i soggetti a cui appartenevano in vita. Belzoni ha riconosciuto alcune delle disgraziate vittime di questo mostruoso scuoiatore che è evidentemente Vorstag: si trattava di persone ben in vista a Lepidstadt, e chissà da quanto tempo Vorstag ne aveva impunemente assunto l'identità! Una delle pelli in particolare ha attratto la nostra attenzione: quella di un essere gigantesco, le cui fattezze mostravano delle indubbie somiglianze con la Bestia di Lepidstadt e che sembrava la copia esatta della creatura descritta da Karl, l'assistente del professor Brada accecato durante l'incendio.

Una strana calma è scesa su di noi. Questa era la prova regina, quella definitiva, che avrebbe scagionato senza più ombra di dubbio il nostro amico, aprendogli le porte della prigione di Lepidstadt verso la libertà. Belzoni è subito corso a chiamare il comandante della milizia: i suoi uomini hanno provveduto a mettere al sicuro le prove ed a predisporre un perimetro di sorveglianza nella speranza di catturare almeno uno dei due criminali. Noi, dal canto nostro, stanchi e feriti, siamo tornati alla locanda per riposare qualche ora prima della giornata conclusiva del processo. Ci attendeva una giornata campale: era necessario recuperare le nostre forze."
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Messaggioda JaimeSommers » dom apr 21, 2013 11:51 am

Dal diario di Beatrix Schwartz

"Lepidstadt, Ustalav

Al mattino seguente, abbiamo trovato Edgar, fresco come una rosa, ad accoglierci nella sala comune delle colazioni (e lo sguardo attonito di Nicholas, che temendo per la sua vita aveva trascorso due ore in giro a cercarlo la notte precedente, era proprio qualcosa da vedere!). Ma non c'era tempo per le recriminazioni: l'udienza sarebbe iniziata di lì a tre ore ed avevamo ancora diverse cose da fare. Belzoni ed io siamo andati a parlare con Karl, l'assistente del professor Brada, il quale ha negato di aver mai saputo dei traffici illeciti tra il professore ed i due "alchimisti" ed ha ammesso, sebbene molto sorpreso, che la nostra descrizione della pelle mostruosa trovata nell'armadio di Vorstag coincideva perfettamente con la figura fuggita dalla finestra dell'ufficio di Brada la sera dell'incendio, e che lui aveva erroneamente identificato con la Bestia di Lepidstadt.

Nel frattempo Nicholas ed Edgar si sono recati dall’avvocato a presentare le nuove prove ed a quanto mi raccontano la sorpresa e l’entusiasmo del difensore sono stati tali da peggiorare il suo balbettio al punto da renderlo incapace di pronunciare una singola parola completa in meno di venti secondi.

Ci siamo poi ritrovati alla chiesa di Pharasma, per interrogare la testa del professor Brada che avevamo recuperato a Karb. L’incantesimo del prelato ci ha consentito di collegare gli ultimi punti rimasti in sospeso: con sussurri appena udibili, il professore ci ha confermato che la sera dell’incendio è stato attaccato da Vorstag, che indossava il travestimento del mostro, e che i rapporti fra i due si erano inaspriti quando il professore aveva tentato di ricattare Vorstag minacciandolo di rivelare la vera natura dei suoi affari. Un rapido giro all’Università ci ha infine consentito di apprendere che Vorstag, con tutta probabilità, non è un essere umano, bensì uno skinstealer, razza di mostri che scuoiano le loro vittime per indossarne (letteralmente) l’identità. Un pericolo grave per la sicurezza di Lepidstadt, con cui la milizia dovrà fare i conti.

Tutto era pronto per l’udienza. I miei compagni hanno preso posto in aula accanto all’avvocato ed al nostro assistito, mentre io, come al solito, ho preferito la balconata in mezzo alla folla… ma stavolta, memore dei disordini civili della sera precedente, ho indossato la mia fida armatura.
La folla rumoreggia, l’ira si addensa, grida di “A morte la Bestia!” si levano da più parti. Il Supremo Giudice di Corte, per il quale, devo confessarlo, non provavo grande simpatia dopo la sua infelice uscita in apertura della prima udienza (“L’accusato ha diritto ad avere un equo processo prima di essere giustiziato”, se non ricordo male), si riscatta ai miei occhi con un intervento di apertura deciso ed autorevole. La folla vociante è fatta oggetto di una ramanzina feroce, e ben pochi hanno il coraggio di sostenere il suo sguardo infuocato mentre pronuncia sferzanti parole di riprovazione per l’assalto alla prigione.

Il pubblico ministero prova ancora a sostenere l’accusa, ma in qualche modo oggi mi sembra meno efficace. E’ costretto a contenere le risposte di Karl per evitare che quello che era il testimone chiave dell’accusa si trasformi in un’arma a favore della difesa, ma io sono tranquilla: le nostre prove sono inoppugnabili. Ed infatti, quando Edgar e Belzoni le presentano magistralmente, con enfasi scenica degna di grandi principi del foro – in particolare quando mostrano la pelle del mostro – riesco a scorgere lo sgomento, la realizzazione negli occhi dei giudici che sì, forse la Bestia è davvero innocente dei crimini che le vengono ascritti, dopotutto! Lo sguardo della giudice Daramid è impenetrabile, ma la colgo a rivolgere una rapida occhiata di sottecchi ai miei amici e capisco che è soddisfatta del lavoro che abbiamo svolto.

Terminate le arringhe dell'accusa e della difesa, l’udienza si chiude, la Corte si riunisce per deliberare. Il verdetto giunge solo un’ora dopo. Cerco di fissare nella memoria le parole che sigillano questo momento esaltante, consegnandolo agli annali della storia di Lepidstadt:

Abbiamo ascoltato le prove presentate dinanzi a questa Corte, e rendiamo grazie a Pharasma per averlo fatto, perché senza questo processo la giustizia sarebbe stata terribilmente violata ed infranta. Vi sono molte crudeltà al mondo, ma mentire ed incolpare qualcuno dei crimini commessi da un altro è il più terribile dei peccati. Ci siamo posti una domanda: chi è il vero mostro qui? E’ forse questa creatura dinanzi a noi, con il suo corpo spezzato e la sua forma terribile, o siamo forse noi, popolo di Lepidstadt, con il nostro fanatismo e le nostre menzogne?

LA BESTIA E’ INNOCENTE!


Il mio grido spontaneo di esultanza, per quanto urlato a squarciagola, si disperde nell’improvviso ed assordante ruggito della folla. L’aula sembra tremare per l’onda d’urto delle voci grondanti di rabbia delle centinaia di persone che hanno appena assistito al verdetto. Le guardie faticano non poco a disperdere gli astanti evitando lo scontro fisico.

Alla fine, in aula rimaniamo solo noi, l’avvocato, la Bestia e le due guardie che stanno togliendo i ceppi al nostro amico. Finalmente libero, egli ci stringe tutti in un abbraccio affettuoso con l’entusiasmo di un cucciolo di orso (ed io conto mentalmente le mie ossa per assicurarmi che siano ancora tutte intere). “Siete i miei migliori amici in tutto il mondo!” tuona, felice, con quella strana espressione di commozione che gli distorce i lineamenti. “Dovete venirmi a trovare a casa di mio padre, al castello di Caromarc! Vi manderò un invito entro qualche giorno, anche se a mio padre non piacciono le visite, ma voi siete i miei grandi amici!” Altre guardie arrivano e si affrettano a creare un cordone di sicurezza: la folla si è radunata fuori dal Tribunale e minaccia di uccidere il nostro amico. Egli sarà quindi scortato fino alle paludi, lontano dalla rabbia e dal desiderio insano di vendetta degli abitanti di Lepidstadt. Facciamo appena in tempo a salutare il nostro amico, ed ecco che le guardie lo circondano e lo scortano all’esterno. Ferma davanti al portone del Tribunale, lo seguo con lo sguardo, pronta a calmare gli animi con un incantesimo se sarà necessario, ma le guardie fanno un buon lavoro (una volta tanto) e nessuno dei presenti riesce nemmeno a toccarlo.

Mentre la Bestia di Lepidstadt si allontana, ripenso alle sue ultime parole. “Mio padre” “al castello di Caromarc”: ma dunque suo padre è il conte di Caromarc, l’ex reggente di Lepidstadt che dopo il cambio della forma di governo della città si è rifugiato in totale isolamento nel castello ad una ventina di miglia da qui?
Non riesco a seguire oltre il filo dei miei pensieri perché Belzoni si avvicina ed a voce bassa ci sussurra che la giudice Daramid gli ha infilato di nascosto un biglietto in tasca: ci aspetta domani a casa sua. La ricompensa! Certo, me n’ero praticamente dimenticata.
Concordiamo di trovarci la mattina seguente alla locanda. Nicholas vuole vendere alcuni oggetti ed io voglio trascorrere un po’ di tempo con i miei genitori. Non potrò raccontare loro tutto quello che mi è accaduto: certe cose è bene che restino nascoste agli occhi di coloro che non sono pronti a conoscerle, così insegna Sivanah, ma certo saranno lieti di sapere che sto seguendo la strada che la Dea ha tracciato per me.
Inoltre, devo fare un po’ di shopping. Oh, non i nastri, i pizzi ed i merletti che possono interessare le ragazze della mia età, certo. Un amuleto di protezione, forse; un mantello per aumentare la mia resistenza, perché no; qualche altro oggetto che possa consentirmi di affrontare al meglio le prove che di certo ancora mi attendono sul mio cammino. Mio padre conosce bene i mercanti di Lepidstadt, di certo saprà indirizzarmi verso il più onesto e ben fornito.

Il giorno dopo ci rechiamo presso la dimora della giudice Daramid. Come avevo intuito, è estremamente soddisfatta del nostro lavoro e ci consegna senza indugio i cento pezzi di platino a testa. Ammette comunque di essere ancora preoccupata: da un lato, le è giunta notizia che alcuni abitanti di Lepidstadt stanno organizzando una spedizione punitiva contro la Bestia; dall’altro, teme che la Bestia stessa costituisca comunque un pericolo. Ci chiede quindi di seguirla per assicurarci che non si verifichino cose spiacevoli, né da una parte né dall’altra. Accettiamo, ovviamente, per quanto io sia un po’ perplessa all’idea di presentarci al castello di Caromarc senza aver ancora ricevuto l’invito promesso dal nostro amico.

Ma adesso mi attende una giornata di relax e di shopping con mio padre, e di chiacchiere ed abbracci con mia madre; sia ringraziata la mia Signora per questa tregua benedetta e felice.

Di tutto il resto mi preoccuperò domani."
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JaimeSommers
 
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